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La Progettazione

Le Cl@ssi 2.0

“Se la noia fosse un fossile la scuola sarebbe un museo”, con queste parole uno studente italiano descrive la sua giornata a scuola. La noia, è facile intuirlo, nasce da una scollatura piuttosto drammatica, nel vissuto quotidiano dei nostri giovani, e cioè tra il loro stare a scuola e il resto della loro giornata. A scuola passivi uditori di monologhi “ unimediali”, cioè che usano spesso un solo canale di comunicazione, la voce dell’insegnante, a casa attivi fruitori, e al tempo stesso generatori, di contenuti “multimediali”, nei quali i canali di comunicazione differiscono e si intrecciano tra loro. Ma forse la noia non è l’unico problema e sicuramente non è quello più importante. Che la noia faccia parte della vita, è bene che i ragazzi comincino a sperimentarlo già da piccoli, non è mai stato divertente studiare e impegnarsi a fondo in una attività disciplinare. E non è bene neanche che si abituino al “consumismo didattico”, cioè ad avere sempre qualcosa di nuovo e divertente da fare. Tuttavia quello che forse è importante sottolineare è che la distanza che si è venuta a creare negli ultimi anni tra i due mondi nei quali i ragazzi passano la loro vita, la scuola e la loro casa, rischia di compromettere la formazione di futuri cittadini capaci di padroneggiare le tecnologie dell’informazione e quindi in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro. E’ anche per questo che l’UE già da anni sta investendo sulla formazione digitale delle nuove generazioni; le competenze digitali rientrano infatti tra le competenze chiave di cittadinanza uscite dalle Raccomandazioni del Consiglio Europeo del dicembre 2006.

Anche la scuola italiana si sta attrezzando con le LIM (Lavagne interattive multimediali) e con il Progetto Cl@ssi 2.0. La finalità di tutto questo è rimotivare lo studente alla scuola, ma anche fornirlo di quel background tecnologico che lo possa sostenere nel corso degli studi. Il video riportato sotto invita a riconsiderare l’insegnamento a partire dall’uso delle nuove tecnologie che ormai fanno parte del vissuto dei ragazzi e che possono arricchire il fare scuola nel XXI secolo.

(Fonte – http://ieducazione.blog.testimonidigitali.it/wordpress-mu/tag/clssi-2-0/)

La Scuola digitale: lo sviluppo

Per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal progetto Cl@ssi 2.0, che ha, a livello internazionale, dei “progetti gemelli”- in Spagna il progetto Escuela 2.0 e in Inghilterra il progetto CAPITAL – è necessario tenere presente alcune tendenze diffuse negli ultimi anni nell’ambito dei servizi e degli strumenti a supporto dell’apprendimento. Questi infatti si presentano come applicazioni di facile uso che non richiedono specifiche competenze e rendendo quindi indipendente l’utente. Tra queste tecnologie rientrano anche le Lavagne Interattive la cui rapida diffusione ha dimostrato l’alto  potenziale delle ICT nel guidare il cambiamento degli ambienti di apprendimento.

Terminati i processi di diffusione delle tecnologie su larga scala a scuola, anche a livello europeo, è urgente verificare se e quanto le tecnologie siano state integrate all’ambiente di apprendimento e se la loro presenza abbia apportato delle modifiche/cambiamenti alle metodologie didattiche al fine di sostenerne  il processo di stabilizzazione.

Alcune tra le tendenze diffuse (EU Digital Agenda, Marzo 2010, 2020 Vision – Report of the Teaching and Learning in 2020 Review Group) rivelano che:

  • I modelli pedagogici, costruttivista e sociocostruttivista,  includono le ICT come strumenti per potenziare la didattica tradizionale che privilegi un approccio attivo, compiti aperti che mirino alla riflessione sul processo ed alla personalizzazione dei percorsi di apprendimento.
  • Un ulteriore concetto ormai ampiamente condiviso, anche se ancora poco sperimentato realmente, riguarda il ruolo dell’insegnante che si configura come il punto chiave nel processo di trasformazione delle azioni di apprendimento. La presenza sempre più diffusa e naturalizzata nella scuola da qui a dieci anni delle tecnologie renderà necessario all’insegnante sviluppare e mettere in campo competenze oggi ancora timidamente espresse.
  • Gli spazi dell’apprendimento a livello strutturale probabilmente resteranno immutati, ma la differenziazione dei modelli di apprendimento sarà orientata prevalentemente alla  collaborazione tra studenti e alla personalizzazione dei contenuti/percorsi sia per il modello classe tradizionale che per modelli diversi da questa con il supporto delle ICT  (es. classe diffusa).
  • I vincoli strutturali sono stati superati in questi anni dall’estensione dello spazio classe con ambienti di apprendimento virtuale (VLE) e sistemi di gestione dei contenuti, LMS (Learning Management System), a cui si sono associati strumenti del Web 2.0.
  • Sul fronte contenuti didattici digitali si rileva la produzione di contenuti autoprodotti dall’utente che potrebbe restare la tendenza più diffusa se si trovassero standard descrittivi adeguati.
  • La grande diffusione delle lavagne Interattive Multimediali e di superfici interattive in generale avvierà l’ampliamento del numero di device tecnologici (tablet, netbook, ebook, risponditori…) che orienteranno l’attività didattica sempre più verso la collaborazione.
  • La valorizzazione dell’apprendimento informale sarà un ulteriore fattore chiave. In questa direzione l’uso di giochi, ambienti immersivi e augmented reality  richiederà ulteriori approfondimenti di ricerca per far si che questi vengano considerati come potenziali scenari di apprendimento.
  • Gli esiti di alcuni progetti in paesi europei ed extraeuropei hanno rivelato che la formazione degli insegnanti sia metodologica che tecnologica rivela l’estrema importanza della qualità della stessa e della necessità di identificare nuovi modelli di formazione continua adeguati alle esigenze della popolazione insegnante (OECD – Education at a glance).
  • La presenza diffusa delle nuove tecnologie sia in forma di strumenti (risponditori..etc) che in forma di applicazioni web 2.0 (wiki, blog, contenuti digitali o altro) consente di attivare processi di valutazione degli apprendimenti e di identificare le preferenze degli studenti. L’uso di questi strumenti probabilmente modificherà la valutazione formativa, mentre la valutazione sommativi manterrà un approccio basato sulla misurazione degli apprendimenti a partire da prove oggettive di valutazione (es. OCSE-PISA e INVALSI)
  • Un ultimo elemento chiave da non sottovalutare è il ruolo dei genitori sempre più coinvolti e partecipi nel processo di crescita e formazione dei figli. Questi ultimi si mostrano favorevoli all’adozione di nuovi strumenti.

L’azione Cl@ssi 2.0 intende offrire la possibilità di verificare come e quanto, attraverso l’utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella pratica didattica quotidiana, l’ambiente di apprendimento possa essere trasformato.

La logica del progetto tende a valorizzare l’attuazione di più modelli di innovazione che possano generare un contagio nel territorio anche tra quelle scuole che non partecipano all’iniziativa  In quest’ottica si auspica che si realizzi una casistica eterogenea di modelli di miglioramento nell’ottica dell’autonomia scolastica. In tal senso il processo di miglioramento che il progetto vuole promuovere comprende più livelli, dall’aspetto organizzativo a quello aspetto didattico nella gamma di azioni del processo insegnamento/apprendimento che, a partire dall’analisi dei bisogni della scuola, prevedano l’integrazione delle tecnologie (sia in termini strumentali che metodologici). Il focus non ruota attorno alla tecnologia in senso stretto, ma alle dinamiche di innovazione che può innescare.

 (Fonte – http://www.scuola-digitale.it/classi-2-0/il-progetto/introduzione-2/)

Quelli precedentemente presentati sono i principi posti alla base della
progettazione didattica del nostro Istituto.
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