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Piazza Mercato

Piazza pubblica a prevalente uso commerciale che ha mantenuto l’uso di spazio adibito alla vendita di mercanzie dalla fondazione alla fine del Duecento fino al XX secolo 

 Piazza Mercato a Napoli

Il mercato pubblico nella città bassa napoletana L’intervento urbanistico di decentramento del mercato pubblico. La definizione della nuova area pubblica per il mercato (1270) e la sua ratificazione con il privilegio di concessione del 1302.

 La rilevante decisione regia, del primo re angioino Carlo I, di trasferimento del principale mercato pubblico dal cuore della città antica nella zona orientale in via di formazione urbana: un’area libera e lontana dalla città di antico impianto, destinata a questo scopo dal sovrano, va considerata come primo reale grande intervento di riassestamento urbano della fascia costiera ed è da ascriversi, secondo una lunga e consolidata tradizione storiografica al 1270, pur se il diploma di concessione dell’area pubblica ai cittadini napoletani è del 1302.

La decisione di creare una area pubblica da adibire a Mercato – il Foro Magno dei Registri angioini – è da ritenersi una fondamentale scelta urbanistica per la qualificazione della città bassa ad uso mercantile.
La creazione del “Mercato nuovo”, quale area pubblica con la specifica funzione di vendita di generi commestibili, sposta definitivamente verso est l’attività economica di mercato e precisamente lungo la riva del mare, fuori la cinta muraria esistente, nel territorio chiamato “Loco Muricino” o “Campo Moricino”, dandogli così una precisa destinazione.

Vale sottolineare che questa decisione regia del mercato al Campo Moricino ci è nota unicamente dallo specifico atto pubblico del 1302, ma il suo riconoscimento, è da anticipare di un trentennio, perché l’attribuzione ed il merito della scelta di trasferimento va ascritta a Carlo I, come riportano tutti gli scrittori patri e la “guidistica”.

“Carlo I d’Angiò abolì il mercato che si teneva alla piazza di San Lorenzo, e lo stabilì ove lo è ancora al Muricino, cioè fuori le mura”.

 Le fonti documentarie e il campo Moricino 

Per datare l’importante scelta urbanistica di decentramento, ante litteram, per la Napoli duecentesca, nella scarsità delle fonti angioine, ampiamente riconosciuta, bisogna rifarsi a dei documenti indiretti riguardanti concessioni e donazioni da parte dei sovrani francesi di terre demaniali -”terre vacue”- ai monasteri, nei quali si fa più volte riferimento all’esistenza del mercato nuovo al Campo Moricino. Da questi atti, aventi valore legale, si può dedurre che l’autorità regia aveva deciso di fondare il mercato in area diversa da quella fino a quel momento usata, già alla fine del Duecento.

Le Concessioni sovrane a cui si fa riferimento riguardano i due istituendi monasteri nel 1270, proprio ai margini della futura area pubblica di mercato, fanno parte dei Registri angioini e sono conservate anche nelle carte dei due monasteri “soppressi” durante il decennio francese. Nelle Concessioni, da ritenersi dei documenti ufficiali, il sovrano precisa molto dettagliatamente la localizzazione delle terre donate nel “campus Moricinum” vicino al mare e i termini della funzione mercato in quel luogo oltre le mura orientali, già esistenti.

Particolare rilevanza abbiamo dato all’operazione urbanistica di trasferimento del Mercato pubblico da una posizione di centralità nell’antica agorà-forum, ad una posizione decentrata, verso oriente fuori la porta a mare ed alla identificazione di possibili modelli di riferimento offertasi al primo Angiò per tale rilevante decisione che determinò la trasformazione di una zona esterna alla cinta muraria marittima nel nuovo grande spazio aperto per la vendita dei generi commestibili nel Campo Moricino.

Posizione decentrata, alla quale però non si aggiungono funzioni culturali e politico-amministrative che vengono svolte ancora nella città di antico impianto, dando così luogo ad una città maggiormente organizzata dal punto di vista funzionale (da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile, 2006).

L’uso del campo del Moricino prima del mercato pubblico

Si può dalla lettura delle Concessioni ai monasteri propendere per l’ipotesi che il primo Angiò non fece altro che attestare una consuetudine dei napoletani già in atto, ossia optando per un riconoscimento antecedente delle funzioni di mercato in quell’area fuori mura. In effetti i documenti del 1270 di concessione dei suoli alle opere religiose parlano di campo pubblico “ubi fit mercatum“, perciò si propende a credere che l’uso di quell’area per contrattazioni mercantili sia più antica, ma resa di pubblico dominio con gli angioini, e poi confermata dal privilegio regio nel 1302.

Bisogna ricordare inoltre che la spianata del campo del Moricino – area del Foro Magno – era stata teatro nel 1268 dell’esecuzione di Corradino di Svevia, voluta da Carlo I proprio in quello spazio pubblico aperto vicino al mare e libero da costruzioni.

La delimitazione dell’area pubblica e la determinazione della sua consistenza dimensionale fu delineata proprio tramite le due concessioni di suolo fatte alle opere religiose e assistenziali che per secoli ne costituiranno i limiti occidentali e orientali.

Lo spazio pubblico del campo Moricino e la decapitazione di Corradino
(da T. Colletta, Napoli città portuale e mercantile…, 2006).

Piazza Mercato I

Piazza Mercato II

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