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Archivi: Foto del mese

foto del mese: aprile 2019

Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte
Mostra Caravaggio Napoli (12 aprile – 14 luglio 2019)

La mostra “Caravaggio a Napoli“, dal 12 aprile al Museo di Capodimonte, intende approfondire il periodo napoletano del pittore e l’eredità lasciata nella città partenopea. Quella di Caravaggio fu una presenza fondamentale per lo sviluppo della poetica barocca e la diffusione del naturalismo caravaggesco nella pittura del XVII secolo in Europa. Caravaggio visse a Napoli per complessivi 18 mesi tra il 1606 e il 1610. Un soggiorno fondamentale per la sua vita e le sue opere, di sicuro un periodo meno noto di quello trascorso a Roma.
La mostra si propone di mettere a confronto sei opere del Merisi tutte eseguite a Napoli, provenienti dai Musei italiani e internazionali, tra cui prestiti straordinari quali La Flagellazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen, assente da oltre trent’anni dal circuito espositivo, e il Salomé con la testa del Battista proveniente dal National Gallery, Londra

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foto del mese: marzo 2019

Le tre Grazie (particolare) di Antonio Canova dal Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo al Museo archeologico Nazionale Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Le tre Grazie rappresentate nella scultura sono le tre figlie di Zeus: Eufrosine, Talia e Aglalia. Le tre divinità, secondo la mitologia, donavano felicità e bellezza al mondo e al genere umano. Le Cariti (gr. Χάριτες), questo era il loro nome, erano quindi divinità dell’antica Grecia (dette dai Romani Gratiae), personificazioni della grazia e della bellezza e loro dispensatrici. Figlie di Zeus e di Eurinome, furono presto comprese fra le divinità apollinee e spesso unite alle Muse. Il centro più antico del loro culto sembra essere stato Orcomeno di Beozia, dove fu fissato il numero delle C. e fu deciso il loro nome: Aglaia, la splendente; Eufrosine, la rallegrante; Talia, la fiorente. Antonio Canova scolpì Le Tre Grazie per Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone. Una copia fu realizzata per John Russell, VI duca di Bedford. Per il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, la mostra “Canova e l’Antico” in programma nella città partenopea dal 28 marzo al 30 giugno  aMuseo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)  promossa in sinergia con l’Ermitage di San Pietroburgo: Se non è “la mostra delle mostre” sarà sicuramente un’esposizione “che farà epoca”. Ospiterà 110 opere del celebre scultore neoclassico Antonio Canova, tra cui alcuni capolavori attualmente custoditi nella collezione artistica dell’Ermitage di San Pietroburgo. Si tratta di 12 grandi marmi e più di 110 opere tra grandi modelli, bassorilievi, calchi in gesso, modellini e disegni.

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foto del mese: febbraio 2019

Palazzo dei Regi Studi, ora Museo Archeologico
MuSA – Museo degli Strumenti Astronomici

Nel 1653 il fisiologo e matematico Tommaso Cornelio, che reggeva la seconda cattedra di Medicina teorica, tenne per qualche tempo anche letture di Astronomia. Nel 1695 gli subentrò Agostino Ariani che insegnò, oltre l’Euclide, la trigonometria, le meccanica, l’astronomia, la prospettiva, convincendo i letterati napoletani che la fisica e la matematica non erano arti magiche e tenebrose. Tenne la cattedra fino al 1732 quando fu assegnata a Pietro Di Martino. 
A palazzo reale con il viceregno di Luigi de la Cerda duca di Medinacoeli, si tenevano delle adunanze, dette Accademie, per leggere e commentare alcuni componimenti letterari. Federico Pappacoda, cavaliere napoletano ed estimatore dei letterati, e Nicolò Caravita proposero al viceré la istituzione di una vera e propria Accademia. L’Accademia reale, nota anche come Accademia palatina, fu istituita il 20 marzo 1698 e i socii dovevano ragionare di materie fisiche, astronomiche, geografiche ed istoriche, illustrando tutto ció che avessero ignorato gli antichi o scritto astrusamente.
Nel 1735 Carlo di Borbone divenne re di Napoli e di Sicilia restituendo al meridione d’Italia l’antica indipendenza dopo oltre due secoli di dominazione straniera e inaugurando un lungo periodo di rinascita politica e ripresa economica. Uno dei suoi primi atti fu l’approvazione del piano di riforma degli Studii proposto da Celestino Galiani.
Nell’ambito di tale riforma, che comprendeva la riorganizzazione e la ridistribuzione delle cattedre tra i docenti e che sanciva nuovi doveri e diritti di studenti e professori, fu istituita la cattedra di Astronomia e Nautica in sostituzione di quella di Etica e Politica. Per il Mezzogiorno d’Italia era la prima volta che la scienza astronomica veniva inserita nel programma di studi superiori.

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foto del mese: gennaio 2019

Giuseppe Navarra “Maria Cristina di Savoia” (1830) olio su tela-Real Palazzo di Napoli

La mostra “Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere” espone dal 21 dicembre 2018 al 15 maggio 2019 centinaia di opere (dipinti, statue, arazzi, porcellane, armi, e oggetti di arti decorative) provenienti da cinque depositi di Capodimonte.  I depositi, considerati  ambienti chiusi, polverosi, custodi impenetrabili di tesori nascosti e ignorati, in realtà sono, il luogo originato da scelte umane, identificano un’epoca e, attraverso la selezione delle opere fatte dagli uomini, rendono possibile rintracciare gusto,  ragione storico artistica ed esigenza conservativa. La mostra Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere (21 dicembre 2018 – 15 maggio 2019), organizzata dal Museo insieme alla casa editrice Electa, è il secondo capitolo di una trilogia di esposizioni (la prima è stata Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire (12 dicembre 2017 all’11 novembre 2018) e la terza ci sarà nel 2019 con C’era una volta Napoli. Storia di una grande bellezza), intende sfidare il principio costitutivo del museo, proponendolo non più come entità statica e immobile,  ma come luogo di libertà, di creatività, di potenziale espressivo. Leggi il resto di questo articolo »

Campo del Moricino: Auguri

                                         Il video Campo del Moricino: Auguri

        Una volta, tanto tempo fa, tutti gli utensili erano animati e parlavano.

        In una antica abitazione, un grosso lume a petrolio, di ottone lucido godeva di grossa considerazione tra tutti gli abitanti della casa. Quando il sole, che aveva riscaldato e illuminato il giorno, andava a riposare e la luna, con la sua luce pallida, si levava per vegliare sulla quiete della notte, il lume veniva acceso.

        La luce viva della fiamma si spandeva nella stanza, illuminava la tavola, ravvivava le pareti, dava nuova vita all’orologio a pendolo che scandiva con dei gong i minuti e con una melodia le ore.

      Alla luce della lampada la famiglia si riuniva per la cena e raccontava della giornata; più tardi le donne lavoravano al corredo, gli uomini discutevano di lavoro, i bambini giocavano.

        A notte fonda si spegneva e con lei la casa.

       Di mattina, al primo aroma del caffè, quando le tazzine tintinnavano festose al nuovo giorno, la vecchia credenza, con voce burbera, le richiamava: “Silenzio, per carità un po’ di silenzio. Non turbate il riposo del lume, ieri è stato sveglio fino a tardi”.

        A questo parole anche i cucchiaini, di solito fragorosi e striduli si avviavano a ruotare silenziosamente nelle tazze sciogliendo lo zucchero senza far rumore.

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foto del mese: dicembre 2018

 Peter Paul Rubens Banchetto di Erode (1635-1638 ca) (particolare) olio su tela, 208 x 272 cm. Edimburgo, National Galleries of Scotland 

Pieter Paul Rubens (Siegen, 1557 – Anversa, 1640), pittore fiammingo, in Banchetto di Erode del 1635-38 circa fa riferimento ad un episodio biblico, mettendo in scena il momento in cui la bella Salomè  presenta allo zio, il re Erode, ed alla madre Erodiade su un vassoio da portata la testa di Giovanni Battista che per suo stesso desiderio era riuscita a farsi consegnare, su brutale suggerimento della madre, in quanto danzando egregiamente per il re aveva meritato di vedere esaudita ogni richiesta. Salomè avanza soddisfatta, alzando il coperchio del vassoio in cui è contenuta la testa del Battista, tra la curiosità sdegnata dei grotteschi commensali e il turbamento di Erode che, occhi bassi, appare sconcertato e con un gesto carico di tensione stringe la tovaglia. Accanto Erodiade che compiaciuta punzecchia con una forchetta la guancia del Battista, come si fa con una pietanza per saggiarne la cottura. Completano la scena altri commensali, i servitori, un bambino in primo piano e due cani, di cui uno che da sotto il tavolo famelico guarda verso l’alto l’inedita portata. Tutta la scena contempla il lusso e lo sfarzo di un mondo aristocratico lascivo e caotico, in cui il movimento dei corpi unito al panneggio delle vesti ed all’affastellamento degli sguardi controversi, esprime la persuasione del barocco in pittura.
Il Banchetto di Erode in sieme ad altri 36 capolavori provenienti da musei nazionali e internazionali, appartenuti alla famiglia Vandeneynden e di Gaspar de Roomer, mercanti e finanzieri fiamminghi attivi a Napoli per gran parte del Seicento ritornano a Napoli. L’occasione è la mostra “Rubens, van Dyck, Ribera. La collezione di un principe”, visitabile dal 6 dicembre 2018 al 7 aprile 2019 Palazzo Zevallos Stigliano.
Dipinti ricollocati negli ambienti del piano nobile dove originariamente trovavano posto. 

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foto del mese: novembre 2018

Niccolo Codazzi (1604-1670)  “Festa in una villa di Poggio Reale” (circa 1641), olio su tela – (175×229 cm)  –   Besançon, musée des beaux-arts et d’archéologie.

La villa di Poggio Reale sorgeva nell’area dell’acquedotto della Bolla (o Volla) che, con il serbatoio chiamato Dogliuolo, dal latino Doliolum o Dolium (vasca), portava le acque del Sarno in città attraverso condutture sotterranee. La valle della zona del Dogliuolo restava una distesa di terre paludose, nonostante vari tentativi di bonifica di sovrani angioini ed aragonesi. Pertanto, nel 1485, il re Ferrante I di Napoli provvedette con dispacci regi alla bonifica della zona: realizzò, infatti, dei canali di scolo come il Fosso reale e il Fosso del Graviolo che debellarono la malaria nella capitale.

Nel medesimo periodo, nella zona limitofa del Guasto, sorsero numerose ville di svago della nobiltà napoletana del Rinascimento. Nell’area di Poggioreale, intorno al 1487, il Duca di Calabria e futuro re Alfonso II, acquistando una masseria al “Dogliolo”, decise di realizzare una residenza reale extra moenia, forse ad imitazione di quelle che andava realizzando il suo alleato Lorenzo il Magnifico.

Il progetto venne affidato all’architetto Giuliano da Maiano (giunto a Napoli nel 1487 con il modello elaborato a Firenze) e dopo la sua morte nel 1490, forse a Francesco di Giorgio e allievi del Da Maiano. La villa era suburbana e collegata attraverso una strada a Porta Capuana.

Il progetto ebbe talmente successo, che nel 1520 Baldassarre Peruzzi ne fece due disegni e nel 1540 Sebastiano Serlio pubblicò una pianta della villa nel terzo libro del suo Trattato di Architettura.  

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foto del mese: ottobre 2018

Domenico Napoletano – Cona dei Lani (1517) Napoli – Museo della Certosa di San Martino

Nella chiesa di Sant’Eligio Maggiore, in occasione dei restauri degli anni ’60 e ’70 fu riportata alla luce la straordinaria Cona dei Lani

Si tratta di un monumentale polittico in terracotta proveniente dalla Cappella dei Lani (dal latino – macellai) che fu dedicata dalla corporazione dei macellai, facoltosi e potenti fin dal XIV secolo, a San Ciriaco.

Grande fu l’entusiasmo al momento della scoperta. Dagli studi topografici realizzati sulla chiesa, si è compreso che la cappella si affacciava sulla navata centrale ed era incastonata tra l’abside e l’altare maggiore.

Della Cona parla Summonte nel 1524 nella preziosa lettera che scrive a Marcantonio Michiel in cui si attesta: «In la ecclesia di Santo Eligio, un gran lavoro pulire di plastice, nella cappella dei Lanii, di mano di maestro Dominico napolitano, persona ingegnosissima».  

L’imponente macchina di Sant’Eligio ha consentito di identificare, tra le migliaia di frammenti ritrovati, figure inginocchiate ed in piedi, la rappresentazione di un’Adorazione dei Pastori.

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foto del mese: settembre 2018

                La Sacra conversazione di Konrad Witz, metà del XV secolo

Konrad Witz è stato uno dei maggiori pittori tedeschi attivi nel XV secolo, anche se sono davvero rare le notizie sulla sua vita. La sua pittura si caratterizza per le figure solide e voluminose riccamente panneggiate, la verosimiglianza delle diverse materie dipinte, l’interesse per le distorsioni ottiche e le fughe prospettiche, la luce intensa e le lunghe ombre. Le sue scene sacre si situano in paesaggi naturali, dipinti con pionieristico realismo, oppure all’interno di maestose chiese, da cui si aprono vivaci scorci sulla città.

La Sacra Conversazione di Konrad Witz è stata presentata nell’ambito dell’“Opera si racconta” il ciclo espositivo con cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte intende dar voce ad alcuni dipinti, sculture e oggetti d’arte presentandoli al pubblico in relazione con altre opere o documenti in grado di spiegarne il contesto in uno spazio dedicato: la sala 6, al primo piano.

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foto del mese: agosto 2018

                  Chiesa di Santa Maria Assunta dei Pignatelli (interno)

Lunedì 25 Giugno alle ore 18, nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2018, l’inaugurazione della riapertura della Cappella di Santa Maria dei Pignatelli ubicata proprio nel cuore del centro antico di Napoli, al Largo Corpo di Napoli, allineata lungo il decumano inferiore della città greco-romana.

Dopo decenni di abbandono la Cappella è pronta a esibire di nuovo la magnifica volta affrescata nel Settecento da Fedele Fischetti, i marmi e gli stucchi, i preziosi pavimenti in pietra, cotto e maioliche, nonché un pregevole apparato pittorico, comprensivo di un dipinto cinquecentesco inedito rinvenuto dietro l’altare durante il restauro, che ha come soggetto la Deposizione di Cristo.

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