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foto del mese: settembre 2018

                La Sacra conversazione di Konrad Witz, metà del XV secolo

Konrad Witz è stato uno dei maggiori pittori tedeschi attivi nel XV secolo, anche se sono davvero rare le notizie sulla sua vita. La sua pittura si caratterizza per le figure solide e voluminose riccamente panneggiate, la verosimiglianza delle diverse materie dipinte, l’interesse per le distorsioni ottiche e le fughe prospettiche, la luce intensa e le lunghe ombre. Le sue scene sacre si situano in paesaggi naturali, dipinti con pionieristico realismo, oppure all’interno di maestose chiese, da cui si aprono vivaci scorci sulla città.

La Sacra Conversazione di Konrad Witz è stata presentata nell’ambito dell’“Opera si racconta” il ciclo espositivo con cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte intende dar voce ad alcuni dipinti, sculture e oggetti d’arte presentandoli al pubblico in relazione con altre opere o documenti in grado di spiegarne il contesto in uno spazio dedicato: la sala 6, al primo piano.

Dal mese di marzo al mese di luglio la Sacra Conversazione è stata messa a confronto con due manoscritti della metà del XV secolo, provenienti dalla sezione “Manoscritti e Rari” della Biblioteca nazionale di Napoli: Horae Beatae Mariae Virginis Secundum usum rothomagensis, Heures à l’usage de Rouen, 214 fogli di cui 40 in grandi minature. Horae Beatae Mariae Virginis, Livre d’Heures, 181 fogli di cui 8 in grandi miniature.

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Nella Sacra Conversazione di Witz si possono evidenziare alcuni elementi iconografici comuni a manoscritti miniati di differenti contesti geografici.

L’opera sviluppa un tema iconografico proprio del XV secolo che rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù circondati dai santi. L’artista rappresenta la Madonna con il Bambino intenta nella lettura, San Giuseppe che offre la mela simbolo del peccato originale e della redenzione e, tra loro, Santa Caterina in abito blu identificata dalla spada del suo martirio, e Santa Barbara in verde, riconoscibile grazie alla piccola torre.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele di Napoli e l’associazione Amici di Capodimonte onlus e realizzata con il supporto dell’azienda Tecno srl.

Per Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte:

Siamo lieti di collaborare con la Biblioteca nazionale di Napoli perché la Collezione Farnese è una collezione complessa che non si trova solo a Capodimonte – e non solo per la pinacoteca, ma anche per la Galleria della cose rare – poi al Museo Archeologico Nazionale per le antichità e presso la Biblioteca nazionale per manoscritti della biblioteca FarneseE’ sempre interessante ricordare quanto Napoli sia stata arricchita dalla Collezione Farnese che non è una produzione territoriale, ma un dono dinastico. Ci piacerebbe ancora collaborare in futuro con la Biblioteca Nazionale e pensare a una mostra sui manoscritti aragonesi che sono ora alla Biblioteca nazionale di Parigi, a Valencia e in Vaticano.

Per Maria Rascaglia, vicedirettrice Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli:

L’incontro … offre l’opportunità di sottolineare i profondi legami che intercorrono tra i nostri due istituti, il cui patrimonio culturale trae origine dalle ricche collezioni storico-artistiche della famiglia Farnese. Non a caso anche il fondo librario fu ospitato per qualche tempo, nel corso del XVIII secolo, nella Reggia di Capodimonte.

Giovanni Lombardi, amministratore delegato Tecno s.r.l.:

Tecno è un’azienda che ha sempre legato l’innovazione alla cultura. Siamo un’azienda che pur avendo i suoi mercati di riferimento nel nord Italia ed Europa, ha orgogliosamente il suo cuore operativo a Napoli, e crede fortemente nel rilancio del territorio. Supportiamo il Museo di Capodimonte, che da Napoletani sentiamo orgogliosamente “nostro”, e l’”Opera si racconta” è uno splendido progetto che ricorda il nostro legame con territorio e lo splendore di Capodimonte, museo internazionale e tra i primi al mondo. Con orgoglio posso dire che sempre di più gli imprenditori in Italia credono nell’importanza di finanziare il restauro del nostro patrimonio artistico.

                                   La sacra conversazione (dettaglio)

Pittura e miniature nel Quattrocento

I manoscritti del XV secolo mostrano un legame molto stretto fra la pittura su tavola e la miniatura, ovvero l’arte decorativa che ha origine dalle illustrazioni realizzate intorno alle lettere iniziali dei capitoli dei volumi.

Benché il soggetto rimanga religioso, a queste date la decorazione dei libri non è più compito esclusivo dei monaci, e tanti pittori lavorano anche come miniatori. I manoscritti, facilmente trasportabili, diffondono con le loro miniature un repertorio iconografico valido anche in pittura attraverso tutta l’Europa.

Così non è sorprendente ritrovare nella Sacra Conversazione di Konrad Witz elementi iconografici comuni a manoscritti miniati di differenti contesti geografici. Nonostante le sue ridotte dimensioni, un manoscritto miniato non è un oggetto comune, bensì un bene di lusso, come Les Très Riches Heures du Duc de Berry, capolavoro dei fratelli Limbourg.

Solo i monasteri, le corti aristocratiche e i grandi mercanti ne possiedono, perché possono pagare ore di lavoro e materiali preziosi, come l’oro e i costosi pigmenti.

Il Quattrocento, secolo in cui pittura e miniatura parlano all’unisono, può quindi essere considerata l’età d’oro dei manoscritti, prima che l’invenzione della stampa dia vita alla produzione seriale dei libri.

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