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Biblioteca dei Girolamini

La biblioteca de Girolamini, ospitata nel complesso monumentale omonimo, contrariamente agli usi degli ordini monastici, che non ammettevano il pubblico nelle loro biblioteche, nel 1586 fu aperta a visitatori e studiosi. La biblioteca del Girolamini è la più antica di Napoli e seconda in Italia dopo quella Malatestiana di Cesena inaugurata il 15 agosto 1454.

La Biblioteca statale oratoriana annessa al Monumento nazionale dei Girolamini di Napoli è una biblioteca specializzata in Teologia cristiana, Filosofia, Chiesa cristiana in Europa, Storia della Chiesa, Musica sacra e Storia generale dell’Europa. La Biblioteca, una delle più ricche del Mezzogiorno, che dipende dal Ministero per i beni e le attività culturali, è ubicata in quattro stupende sale settecentesche e due moderne dello straordinario complesso monumentale dei Girolamini.

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La biblioteca dei Girolamini fu a lungo frequentata da Giambattista Vico. Nel 1727 i padri oratoriani, su consiglio di Vico, acquistarono la Biblioteca di Giuseppe Valletta che comprendeva una ricca collezione di testi giuridici, filosofici, religiosi e letterali del Seicento e del Settecento napoletano.

Il suo patrimonio librario è stimato in circa 159.700 unità tra volumi ed opuscoli, tra i quali 137 stampati musicali5.000 edizioni del Cinquecento120 incunabili10.000 edizioni rare e di pregio485 periodici, una quantità non ancora determinata di microfilm e ritratti. Diversi i fondi che hanno arricchito il patrimonio dell’istituto tra i quali 5.057 volumi del Fondo Agostino Gervasio, i cui testi trattano di archeologia, numismatica, bibliografia e letteratura classica, il Fondo Filippino, prevalentemente di storia ecclesiastica, sacre scritture e teologia, il Fondo Giuseppe Valletta, contenente edizioni rare del XVI e XVII secolo costituiti da classici latini e greci, storia e filosofia, e i 940 volumi del Fondo Valeri che riguardano la storia di Napoli e dell’Italia meridionale.

La Biblioteca può essere considerata come un insieme di biblioteche. La Benedetto Croce, per esempio, raccoglie la Miscellanea della storia di Napoli; la Sala del Camino, chiamata così per il particolare spazio cavo in fondo alla biblioteca, dove i padri, tanto tempo fa, si riscaldavano al fuoco dei bracieri e studiavano fino a tarda notte; e poi c’ è la Giambattista Vico, che custodisce tutte le prime edizioni del grande filosofo e giurista. A questa sala sono legati degli aneddoti come quello che si attribuisce a Salvatore Di Giacomo e Benedetto Croce, che spesso ordivano un piano studiato a tavolino. Il primo copiava senza permesso i titoli dei faldoni dell’ archivio musicale segreto (poi pubblicati nel 1916) mentre il secondo si occupava di distrarre i guardiani per prendere tempo.

La Biblioteca dei Girolamini è stata depredata negli ultimi anni con la sottrazione di libri pregiati. Il furto è stato particolarmente doloroso per il patrimonio culturale italiano: era stato messo a punto un sistema per far sparire i libri e poi rivenderli che coinvolgeva, di fatto, mezza Europa.

Il caso del furto dei libri dai Girolamini e da altre biblioteche italiane ebbe rilevanza nazionale e internazionale perché vedeva come protagonisti principali proprio coloro che dovevano essere preposti alla custodia e alla salvaguardia dei testi, preziosi non solo dal punto di vista economico ma, soprattutto, della cultura.

Il meccanismo era organizzato in tre step: prima di tutto c’era la sottrazione dei libri alla Biblioteca, poi i libri arrivavano a un legatore di Bologna che cancellava i contrassegni identificativi della Biblioteca, infine i libri erano venduti in varie librerie antiquarie (ben cinquecento volumi sono stati individuati e bloccati in una casa d’aste di Monaco di Baviera). Per il furto l’ex direttore della biblioteca Girolamini Massimo De Caro, già consigliere del Ministro per i Beni e le Attività culturali, venne condannato in Italia a sette anni in primo e in secondo grado. Condanna a cinque anni invece è stata comminata al titolare della casa d’aste Herbert Schauer.

La riapertura parziale ed eccezionale di domenica 11 ottobre 2015 non può certo sanare la ferita inflitta alla città ma può essere una prima risposta, anche se timida e tardiva, dell’impegno dello stato a voler preservare un patrimonio di inestimabile valore a della volontà a renderlo fruibile per la collettività.

La scelta operata dalla politica a Roma di un direttore del tutto inadatto allo scopo, i numerosi furti della biblioteca così come emergono nell”ultimo scandalo ma anche quelli precedenti, l’incapacità all’utilizzo dei fondi europei per salvaguardare questo bene e l’intero centro storico riconosciuti dall’UNESCO come bene da preservare e inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità non siono riusciti a coagulare una risposta fortemente indignata della città. Bisogna interrogarsi se la scuola fa tutto quanto in suo potere per rendere coscienti le giovani generazioni dell’importanza del patrimonio artistico e culturale della città per il riscatto dalle proprie miserie per puntare ad un futuro di sviluppo. Un albero senza radici è destinato inesorabilmente alla morte.

Sito web

http://www.bibliotecadeigirolamini.beniculturali.it/

Immagini della biblioteca

http://www.bibliotecadeigirolamini.beniculturali.it/?page_id=183

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